Messina

Porto

Messina detta anche "porta della Sicilia", sorge nei pressi dell'estrema punta nordorientale dell'isola sullo Stretto che ne porta il nome, e grazie al quale attraversando lo stesso, si giunge alla penisola.
Caratterizzata da un incantevole scenario, Messina gode di una posizione suggestiva, tra le falde dei monti Peloritani ed il mare, che rievoca il ricordo di miti suggestivi e di antiche leggende, apprezzati dalla letteratura mondiale. Una tra tante la popolare leggenda di Scilla e Cariddi.

Dal livello del mare, all'interno dello stesso Comune, è possibile salire sino a 1128 metri s.l.m., tramite i colli che sovrastano la città, al monte Dinnammare. Da qui la vista spazia sui due mari della città, lonio (sullo Stretto di Messina) e il Tirreno. A est, è possibile vedere l'intera città di Messina sottostante, mentre al di là del mare la Calabria dal suo punto più meridionale sino alla provincia di Vibo Valentia. A sud, l'imponente vista dell'Etna. A nord ovest, le isole Eolie e la costa tirrenica con Capo Milazzo, Capo Tindari e Capo Calavà di Gioiosa Marea.

Nel corso dei secoli vari eventi distruttivi, sia ad opera umana che naturali, hanno devastato la città, che oggi presenta un aspetto moderno, frutto soprattutto delle ultime ricostruzioni dopo il terremoto del 1908 ed i bombardamenti dal 1940 al 1943. Molte delle opere d'arte e degli edifici realizzati nei secoli sono andati perduti, ma la città conserva ancora esempi monumentali di assoluta rilevanza.

Tradizioni e folclore.

Il Venerdì Santo si snoda per le principali vie della città la processione delle Barette (Varette), risalente al 1610 e composta da undici gruppi statuari raffiguranti episodi della Passione di Cristo. Tale processione si è svolta a più riprese da più di 150 anni e deve il nome di Barette al fatto che nelle prime edizioni vi era solo il simulacro della Madonna Addolorata e un fercolo con il Cristo morto e cinque barette rappresentanti i misteri. 

Il giorno della festa del Corpus Domini, dalla Cattedrale si snoda una lunga processione preceduta da fedeli incappucciati detti "Babaluci" e da tutte le associazioni, congregazioni ed arciconfraternite religiose della città. Assieme all'ostensorio con il SS. Sacramento, portato sotto un ricco baldacchino in seta dall'Arcivescovo, viene portato a spalla il "Vascelluzzo" (piccolo vascello), fercolo in argento cesellato adornato di piccoli drappi rossi e spighe di grano.